Alle elezioni provinciali di Trento e di Bolzano hanno vinto rispettivamente il centrosinistra autonomista e la Sudtiroler Volkspartei. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. In Alto Adige va così dal secondo dopoguerra, in Trentino dalla seconda repubblica. Nemmeno la fine delle ere Durnwalder e Dellai (i due leader che comandavano da decenni) ha prodotto dei veri cambiamenti. Questo perché nelle due province autonome esistono due diversi (e per certi versi simili) blocchi sociali. Facile comprendere il discorso dell’Alto Adige-Sudtirol, dove è insediata una popolazione di lingua tedesca che è minoranza in Italia ma maggioranza a livello locale e che si “raccoglie” attorno al suo partito (non a caso definito “partito di raccolta”) per garantirsi rispetto a Roma, al di fuori dei concetti tradizionali di destra e di sinistra. Ma anche al di sotto del confine di Salorno, dove pure non esistono minoranze linguistiche significative dal punto di vista numerico (non lo sono i ladini della Val di Fassa, i cimbri e i mocheni), esiste un interesse assoluto da tutelare, che si chiama autonomia speciale e che fa sì che alle elezioni amministrative i votanti si “raccolgano” in maggioranza attorno a chi ritengono lo possa meglio tutelare: il centrosinistra alleato del Patt, il Partito autonomista trentino tirolese. Il blocco sociale, in Trentino, il blocco che vuole difendere sopra tutto la propria autonomia, è costituito dai dipendenti pubblici (40 mila su una popolazione di poco più di 400 mila, quindi quasi il 10 per cento), dai pensionati, dal cosiddetto ceto medio riflessivo, dalla potente Federazione delle cooperative che riunisce le Casse rurali, struttura portante dell’economia locale. Questo blocco sociale, orfano della vecchia Dc dopo Tangentopoli, si è via via identificato in misura crescente con l’ex sinistra Dc di Lorenzo Dellai, erede della tradizione “comunitarista” e solidarista della cooperazione di don Guetti e con il Patt di Carlo Andreotti prima e di Ugo Rossi ora. Mentre a Roma il centrodestra di Berlusconi sparava sui “privilegi” del ricco Trentino (anche se nei fatti non l’ha mai sminuito, quando è stato al governo), questo centrosinistra autonomista faceva blocco a difesa dello Statuto, in primis della norma finanziaria che garantisce il mantenimento in loco dei nove-decimi del gettito fiscale (il vero federalismo realizzato).
Ecco perché i trentini non cambiano, quando c’è da eleggere il presidente della Provincia. Ecco perché i temi della politica nazionale, qui, possono contare qualcosa alle elezioni Politiche (vedi successo di Grillo a febbraio, o di Forza Italia alle Politiche del ‘94) o alle Europee (capito così con la lista Bonino) ma non quando in palio c’è la gestione delle prerogative (e della cassaforte) dell’autonomia.
Christian De Pellegrin
Benvenuti nel mio blog.
mercoledì 30 ottobre 2013
lunedì 19 novembre 2012
Primarie e ruolo della Politica
Carissimi,
ho seguito attentamente il confronto tra i candidati alle primarie del 25 novembre e ne sono stato piacevolmente stupito ,per il tono ,la competenza e perchè finalmente di è arrivati ad un confronto serio ed onesto tra posizioni anche diverse.
Ma qual'è il ruolo del Partito Democratico in questa particolare fase storica?E che cos'è la politica e quali sono i suoi strumenti?Forse queste primarie sono quel evento che segnerà definitivamente la “rottura” fra il vecchio e il nuovo, fra la propaganda e la proposta, fra operazione politica e azione politica, fra la politica contrattata e lo spirito di servizio, fra l’uso delle proprie “truppe cammellate” e l’elaborazione di un progetto”, fra la mediocrità e la dignità: in definitiva la scelta fra la pancia ed il cervello.
E' il cosiddetto “primato della politica”! E qui è in gioco la solidità di una democrazia.
E come recuperare con un lavoro serio e condiviso il ritardo del partito, dei partiti, nei confronti delle istituzioni e del sentire profondo della società; il Partito democratico è e resta uno “strumento”, ma che deve essere “animato”, “utilizzato”, “condotto” da persone generose e preparate che, diversamente dai “facitori”, abbiano il coraggio di guardare lontano e di scommettere con ottimismo sull’“utopia”.
Come scegliere il personale politico che costituirà la nuova classe politica che salderà il passato e il futuro del cammino faticoso, ma pieno di speranza della nostra comunità?Lo scenario di questi mesi l’assenteismo, il rifiuto della politica, l’insofferenza verso i partiti. E, come tanti,sono preoccupato. Per il dibattito sparito dalla circolazione. Per la violenza di certi interventi. Per la vocazione suicida a girare le pagine senza fare i conti con gli errori. Il Partito democratico che ruolo ha?E qual'è il ruolo dei partiti in questa particolare fase storica?
Visto che la politica non è mai un dato definitivo, ma è un continuo processo di assunzione di elementi di giudizio che provengono in particolare dalla società con il conseguente affinamento delle valutazioni,credo che ci sia il tempo e lo spazio politico per ridare dignità e solidità alla proposta politico-amministrativa del centrosinistra.
Invito i responsabili politici a dire parole ed a compiere gesti autenticamente rispondenti alle esigenze di governo della nostra comunità. Di non chiudersi nel proprio orto,ma di aprirsi alla società e confrontarsi seriamente con i vari comparti sociali e con le singole persone. E questo compito tipico dei partiti non può essere sostituito dalla, alle volte surreale, prassi del sondaggio o dalla iniziativa del capo bastone di turno,o alla ricerca del consenso anche a scapito del bene comune.
Dove è stata nascosta la politica?La politica è sintesi di teorie e di interessi, di principi e di fatti; la politica è vita nel senso più completo della parola,confronto,dialogo, a volte anche scontro.
Nella politica, come in tutte le sfere dell'attività umana, occorre il tempo, la pazienza, l'attesa del sole e della pioggia, il lungo preparare, il persistente lavorio, per poi, infine, arrivare a raccoglierne i frutti, senza inutili scorciatoie tipo quelle populiste o in stile "paroni a casa nostra".
Certo , forse in un primo momento,queste scorciatoie elettoralmente pagano,perche parlano alla pancia della gente, ma che cosa costruiscono?Cosa lasciano nel territorio? Che cosa ci hanno lasciato 20 anni di populismo berlusconiano-leghista?Macerie ed ancora macerie!E non possiamo certo pensare che Beppe Grillo possa costruire,con quella stessa impostazione populista,un futuro credibile per questo nostro paese!
Per questo sono stato piacevolmente impressionato dal dibattito tra i 5 candidati, ma ora mi chiedo:qual'è il ruolo del PD e che cosa possiamo fare noi se non cominciare un dibattito altrettanto serio ed onesto con persone associazioni , ed offrirlo ai nostri montanari? Il PD bellunese può essere un laboratorio interessante in questo senso.Chi pensa che la politica sia solo un mero fatto amministrativo ,ossia fare i marciapiedi o le fognature, dimentica il ruolo del dibattito e dell’impegno che, non solo nella forma del partitismo, ma in quella della partecipazione alla vita pubblica, rimane l’unica garanzia democratica.
Infine, mi accorgo che qualcosa sta cambiando in provincia , da qualche mese la gente sta tornando ad interessarsi timidamente della cosa pubblica ,un timido segnale che il PD deve cogliere per poter affrontare meglio le sfide dei prossimi anni in questi tempi di crisi.
Christian De Pellegrin
ho seguito attentamente il confronto tra i candidati alle primarie del 25 novembre e ne sono stato piacevolmente stupito ,per il tono ,la competenza e perchè finalmente di è arrivati ad un confronto serio ed onesto tra posizioni anche diverse.
Ma qual'è il ruolo del Partito Democratico in questa particolare fase storica?E che cos'è la politica e quali sono i suoi strumenti?Forse queste primarie sono quel evento che segnerà definitivamente la “rottura” fra il vecchio e il nuovo, fra la propaganda e la proposta, fra operazione politica e azione politica, fra la politica contrattata e lo spirito di servizio, fra l’uso delle proprie “truppe cammellate” e l’elaborazione di un progetto”, fra la mediocrità e la dignità: in definitiva la scelta fra la pancia ed il cervello.
E' il cosiddetto “primato della politica”! E qui è in gioco la solidità di una democrazia.
E come recuperare con un lavoro serio e condiviso il ritardo del partito, dei partiti, nei confronti delle istituzioni e del sentire profondo della società; il Partito democratico è e resta uno “strumento”, ma che deve essere “animato”, “utilizzato”, “condotto” da persone generose e preparate che, diversamente dai “facitori”, abbiano il coraggio di guardare lontano e di scommettere con ottimismo sull’“utopia”.
Come scegliere il personale politico che costituirà la nuova classe politica che salderà il passato e il futuro del cammino faticoso, ma pieno di speranza della nostra comunità?Lo scenario di questi mesi l’assenteismo, il rifiuto della politica, l’insofferenza verso i partiti. E, come tanti,sono preoccupato. Per il dibattito sparito dalla circolazione. Per la violenza di certi interventi. Per la vocazione suicida a girare le pagine senza fare i conti con gli errori. Il Partito democratico che ruolo ha?E qual'è il ruolo dei partiti in questa particolare fase storica?
Visto che la politica non è mai un dato definitivo, ma è un continuo processo di assunzione di elementi di giudizio che provengono in particolare dalla società con il conseguente affinamento delle valutazioni,credo che ci sia il tempo e lo spazio politico per ridare dignità e solidità alla proposta politico-amministrativa del centrosinistra.
Invito i responsabili politici a dire parole ed a compiere gesti autenticamente rispondenti alle esigenze di governo della nostra comunità. Di non chiudersi nel proprio orto,ma di aprirsi alla società e confrontarsi seriamente con i vari comparti sociali e con le singole persone. E questo compito tipico dei partiti non può essere sostituito dalla, alle volte surreale, prassi del sondaggio o dalla iniziativa del capo bastone di turno,o alla ricerca del consenso anche a scapito del bene comune.
Dove è stata nascosta la politica?La politica è sintesi di teorie e di interessi, di principi e di fatti; la politica è vita nel senso più completo della parola,confronto,dialogo, a volte anche scontro.
Nella politica, come in tutte le sfere dell'attività umana, occorre il tempo, la pazienza, l'attesa del sole e della pioggia, il lungo preparare, il persistente lavorio, per poi, infine, arrivare a raccoglierne i frutti, senza inutili scorciatoie tipo quelle populiste o in stile "paroni a casa nostra".
Certo , forse in un primo momento,queste scorciatoie elettoralmente pagano,perche parlano alla pancia della gente, ma che cosa costruiscono?Cosa lasciano nel territorio? Che cosa ci hanno lasciato 20 anni di populismo berlusconiano-leghista?Macerie ed ancora macerie!E non possiamo certo pensare che Beppe Grillo possa costruire,con quella stessa impostazione populista,un futuro credibile per questo nostro paese!
Per questo sono stato piacevolmente impressionato dal dibattito tra i 5 candidati, ma ora mi chiedo:qual'è il ruolo del PD e che cosa possiamo fare noi se non cominciare un dibattito altrettanto serio ed onesto con persone associazioni , ed offrirlo ai nostri montanari? Il PD bellunese può essere un laboratorio interessante in questo senso.Chi pensa che la politica sia solo un mero fatto amministrativo ,ossia fare i marciapiedi o le fognature, dimentica il ruolo del dibattito e dell’impegno che, non solo nella forma del partitismo, ma in quella della partecipazione alla vita pubblica, rimane l’unica garanzia democratica.
Infine, mi accorgo che qualcosa sta cambiando in provincia , da qualche mese la gente sta tornando ad interessarsi timidamente della cosa pubblica ,un timido segnale che il PD deve cogliere per poter affrontare meglio le sfide dei prossimi anni in questi tempi di crisi.
Christian De Pellegrin
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